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24/05/2018
Genova, compravendite in crescita. Un segnale incoraggiante

A Genova, come in tante altre città italiane, le compravendite sono in crescita. Il differenziale tra 2017 e 2018, secondo i recenti calcoli eseguiti dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate (quindi parliamo dei numeri ufficiali), è del 3,3% e colloca il capoluogo ligure tra i centri che sono andati meglio e che stanno segnando la miglior ripresa.
E’ un segnale incoraggiante, sia per chi fa il lavoro di agente immobiliare sia per la vasta clientela a cui ci rivolgiamo, compratori ma anche venditori.
Sono lontani i tempi della “bolla” immobiliare del 2008, quelli che avevano seriamente compromesso non solo il mercato immobiliare, ma un po’ le vite di tutti noi.
Un più 3,3% nelle compravendite, associato alla crescita degli ultimi due anni (sempre chiusi con segno più), lascia ben sperare, ma va letto parimenti con la giusta cautela e senza entusiasmarsi troppo.
Ci sono due elementi, entrambi importanti, che hanno permesso al mercato di ripartire.

Giù il costo del denaro

Primo, la riduzione dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea. Significa che per le banche è più facile acquistare denaro presso l’ente centrale e, di conseguenza, i singoli istituti riescono a rivenderlo (sotto forma di mutui e prestiti, è ovvio) a condizioni nettamente inferiori rispetto al passato.
Un più agile accesso al credito ha consentito a milioni di italiani di accendere posizioni debitorie senza strozzarsi troppo. E questo è stato un enorme vantaggio, soprattutto in fatto di acquisto di prime case.

Prezzi più equi

Secondo elemento, i prezzi. Come abbiamo visto in alcuni precedenti articoli di questo blog, il mercato si è assestato, dopo la “bolla” speculativa degli anni scorsi, su cifre decisamente più equilibrate e meno gonfiate.
Come dico sempre, anche il mercato immobiliare segue la legge della domanda e dell’offerta. Ne consegue che i prezzi sono bassi perché c’è molta offerta (in particolare immobili nuovi o provenienti da procedure fallimentari), ma ancora troppo poca domanda.

E quest’ultimo elemento mi pare ancora un campanello d’allarme. Bene il ritocco sui tassi, ma occorre lavorare ancora di più per creare condizioni adeguate a far aumentare l’offerta.
Solo così il segno “più” potrà consolidarsi di anno in anno, con piena soddisfazione da parte di tutti.

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